Hai mai provato quella sensazione di avere un macigno sul petto? Di sentirti soffocare anche se non c’è niente ad ostruirti le vie respiratorie. Di non provare più nulla se non dolore. Un dolore che non riesci a localizzare nel tuo corpo. Che senti crescere dentro insistente, profondo, agguerrito. Ti senti dilaniato, ma non ci sono ferite. Hai la continua sensazione che da un momento all’altro tu possa smettere di respirare. Di camminare, di vedere. Pensi di non riuscire più a filtrare la luce, di non sentire più gli odori. Le tue gambe sono così pesanti, che ti sembra di avere delle catene legate intorno alle tue caviglie. E ti scendono solo le lacrime, finché avrai finito anche quelle, ed è in quel preciso istante che, senti la tua anima frantumarsi in mille pezzi. E tu ci provi disperatamente, con la poca forza rimasta, a raccogliere quei pezzi e riattacarli su di te, invano. E così, non hai altra scelta che accogliere tutto quel dolore, quel vuoto, quella mancanza di ossigeno, e sperare che finisca presto. Hai bisogno di sentire qualcosa, di sentirti riscaldato anche solo per un momento. Perché tu, tutto quel freddo, non riesci più a gestirlo. E i secondi ti sembrano giorni, le ore settimane, e i mesi anni. Non ti capaciti di come tu, che sei sempre stata luce, ora sei buio. Sei fredda. Sei vuota. “Finirà, devi solo aspettare” ti ripeti davanti allo specchio, ma fatichi a riconoscere anche la tua immagine riflessa. E vorresti urlare, ma i polmoni bruciano, e la tua voce è incastrata nella profondità della gola. Ed è vero, non c’è una via d’uscita, una scorciatoia per arrivare a quel fatidico momento in cui un tiepido raggio si fa spazio in quel cielo così nero. Devi aspettare. Fin quando riuscirirai a percepire di nuovo il vento che ti accarezza i capelli, la pioggia bagnare il viso, e il sole riscaldare la tua pelle ormai bianca e secca. Non so se il tempo che ci vuole è uguale per tutti, probabilmente no. Io ci misi un anno e tre mesi, e poi d’un tratto, in un giorno come un altro, tornò la luce.
Io che mi spengo. Io che ero luce, ora sono ombra. E ti diedi tutto, ti diedi il mio sole e tu, tu me lo portai via, lasciandomi solo sabbia, lasciandomi solo il vuoto.