Fermati e osserva.

Viaggiare da soli non è così male. Impari tanto da te stesso. Impari soprattutto che ti piace fare un sacco di cose che non facevi da tempo. Non fa paura viaggiare da soli, sì certo alla lunga stanca. Credo che l’uomo sia sempre in cerca di un confronto e del suo branco, anche se passeggero, ma che in fin dei conti ti fa sentire parte di un qualcosa. Ma quando sei sola, il viaggio diventa più grande. Impari a goderti ogni minuto che hai a disposizione, a visitare quelle cattedrali gotiche che ti hanno sempre affascinato, ma che per la maggior parte sono noiose. Impari a perderti nelle città, e a scoprire zone che con un planning ben definito, non troveresti mai. Impari a goderti un caffè al bar, a scambiare due parole con le persone del posto. Impari a portarti un libro dietro e a goderti il silenzio nella calma di un luogo nuovo. Ma soprattutto impari ad osservare. E ti accorgi che i ciliegi hanno iniziato a fiorire nonostante faccia ancora freddo, che alcuni nomi delle strade sono davvero buffi, e che dove non c’è gente di solito ci sono viste mozzafiato. E poi d’un tratto ti accorgi che hai camminato per 20 km, e che poi non si sta così male con se stessi. E che ogni tanto fa bene farlo, dico mollare tutto e fare quello che ti piace, senza doverlo giustificare a nessuno, senza accordi, senza compromessi. Viaggiare da soli non fa paura, siamo noi che ci facciamo tremendamente paura. Paura di non conoscerci abbastanza, paura dei nostri pensieri, dei nostri desideri. Quando invece, se una cosa la sto imparando, è che fermarsi e ascoltarsi, è la forma di indipendenza più grande che ci sia. Non si può correre sempre verso nuove mete, bisogna avere il coraggio di fermarsi e godersi il proprio tempo. Ecco cosa significa viaggiare da soli.

L’uomo non ha radici, ha piedi.

Questa è una delle espressioni che più condivido ma che allo stesso tempo percepisco come contraddittoria con il mio essere. Mi trovavo a Schio, in provincia di Vicenza con una mia carissima amica, Sara. Avevamo deciso di andare a fare del trekking su per quelle montagne da lei tanto amate. Stavamo chiacchierando del futuro, delle aspettative, di tutto, come facciamo spesso. Si parlava della voglia di fare, di trovare il proprio posto, la propria dimensione. Ma si sa già, Genova è e sarà sempre il mio posto. Così cercavo disperatamente di capire come conciliare Genova con il mondo. Lei mi guardò sorridendo in modo fraterno, con quel suo sorriso infinito di cui sono tanto dipendente e mi disse “Giulia l’uomo non ha radici, non è fatto per stare fermo. Ha piedi e con quelli va ovunque anche se non sa ancora dove o come. Siamo nati per andare e poi tornare, ma sempre in movimento”. Nulla di più vero mi dissi. E ho realizzato che passo tanto di quel tempo a pensare di dover a tutti i costi trovare il mio angolo sicuro in quella città così stretta, che spesso mi dimentico che io ho i piedi. E sono frenetici, vogliosi di arrivare, di calpestare suoli mai toccati prima. E di tornare, di rimettersi sui propri passi, riposizionare le proprie scarpe in quelle orme già segnate all’andata. Ed è con questa consapevolezza che dopo un weekend a Londra davvero frenetico, mi sono resa conto che i miei piedi mi porteranno lontano, mi porteranno a conoscere nuovi posti, a vivere nuove vite a rincontrare amici sparsi in giro in ogni dove. Perché è questo che è successo. Scegliere una città e trovarsi di nuovo, riunite anche solo per 24h intense, come se il tempo non fosse mai andato avanti, per poi raggiungere Milano e vedere una vecchia amica in metro fino alla fermata del pullman. Due chiacchiere, due abbracci sentiti e la promessa di rivedersi ancora. E solo adesso mi rendo davvero conto di quanto sia grata di avere piedi leggeri che continuano a portarmi lontana, da persone care, da compagni di vita. Di permettermi di cogliere nuove opportunità, di apprezzare quello che ho già, e quello che potrei avere, di arrivare dove altri hanno paura, dove io stessa ce l’ho. E sono grata a loro perché so, che nonostante tutto, mi riporteranno alle mie radici. Sempre.